Eclipse de mar

Da sempre mi rado con la lametta.

È un piccolo gesto che mi ricorda mio padre.

L’abito scuro, il nodo alla cravatta e i capelli arruffati.

Papà aveva gli occhi verdi.

Io no, però porto le stesse piccole macchie di sangue sul colletto della camicia.

La nostra casa era appartenuta a un gerarca nazista, uno di quelli impiccati a Norimberga, e l’ampia scalinata in marmo incuteva timore.

Spiavo di nascosto i pazienti di mio nonno, vecchie cariatidi contadine con le mani rotte dalle stagioni, e quelli di papà, affetti da cronica bizzarria.

Il primo intervento del nonno fu in guerra, da studente, quando dovette amputare la gamba ad un soldato.

Tagliò seguendo le illustrazioni di un vecchio manuale da campo e il soldato si prese la cancrena.

Quando lo raccontava, dopo aver bevuto un po’, una ruga gli increspava la fronte.

Nell’autorimessa c’era un piccolo calesse utilizzato un tempo per le visite a domicilio, ma nessun cavallo più che lo potesse tirare.

Così ero io a far correre mia sorella, prima che la carrozza ritornasse una zucca.

La nonna è morta nel 1967, in un incidente d’auto, e con lei il più anziano dei fratelli di mio padre.

Il più giovane, professore di storia, si sparò un anno dopo nei bagni dell’Università.

Fu allora che il nonno decise di vendere la villa e si mise a scrivere poesie.

Diceva che era l’unico modo per non essere dimenticato.

Un mattino un infarto se l’è portato via, con il pastrano e il cappello, al volante della sua 127 blu, il motore acceso e la borsa posata sul sedile del passeggero.

Qualche tempo addietro sono stato invitato all’inaugurazione di una clinica che porta il suo nome, così ho pensato che forse, dopotutto, si sbagliava.

Sono nato in un mondo ormai cambiato e il medico non ho voluto farlo mai. Di mio nonno ho ereditato l’orologio e quella ruga profonda come una ferita.

 

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13 thoughts on “Eclipse de mar

  1. Scriver poesie spesso è anche l’unico modo per non dimenticare…
    Anch’io ho l’orologio di mio nonno, un piccolo orologio da taschino e da lui ho ereditato l’amore per le storie.

  2. E’ un periodo in cui molti si voltano indietro a guardare la storia della propria famiglia.
    Spesso lo faccio anch’io.
    Di certo tu l’hai fatto in modo dolcemente aspro.

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