Io, che di mestiere faccio il dio

Ho sempre pensato che esistessero due specie di dolori: uno fluido, fluorescente, come il liquido che mettono nei tubicini al neon; l’altro solido, ghiacciato, come la punta di un iceberg.

In palestra mi alleno con gli auricolari, senza mai rivolgere la parola a nessuno. Sono quasi sempre solo. Voglio essere solo.

Di notte non riesco a prendere sonno e mi rigiro nel letto, sino alle prime luci dell’alba.

Per il morbo che mi divora non esiste vaccino.

Cammino cercando di memorizzare le facce della gente ed i nomi delle vie.

Guardo la vita scorrermi addosso in bianco e nero, come se non mi appartenesse più.

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