Cuando fui mortal

La strada che dalle montagne si snoda verso valle, in direzione di Gasteiz, è stretta e pericolosa.

L’unico servizio di trasporto pubblico è fornito da un piccolo autobus della PESA che copre, per due volte al giorno, i trenta kilometri che separano Arrasate dalla capitale di Araba.

L’autista, da vent’anni a questa parte, è un signore rubizzo, con un gran paio di baffi, che chiacchiera con i passeggeri mentre compila le ricevute di viaggio. Quasi sempre si tratta di studenti che ironizzano sulla goffaggine con cui il vecchio torpedone (noto ai più come pesaculo) arranca lungo i tornanti.

La campagna, tutt’attorno, è un groviglio intricato di pini e larici punteggiato, di tanto in tanto, dal bianco dei tradizionali baserri di pietra ollare. Sullo sfondo campeggia l’invaso artificiale di Landa, che rifornisce d’acqua tutto il bacino del Deba, e, oltre, la mole acuminata di Anboto.

Lungo la parete est del massiccio si aprono profonde fenditure e grotte che si addentrano nell’oscurità, sino alle viscere della terra.

In una di queste, per sei mesi all’anno, abita Mari, la dama del monte.

C’era infatti un tempo, nella spianata di Beasain, una contadina che volle barattare col diavolo l’anima del frutto che portava in ventre, in cambio della giovinezza eterna.

Venuto alla luce il bambino, Mari (così si chiamava la contadina) si rifiutò di farlo battezzare. Ma il marito, che era un buon cristiano, affinché suo figlio non vivesse nel peccato preparò il carro e, dopo avervi aggiogato la giovane testarda, si diresse all’eremo di Nuestra Señora de Arantzazu, dove il piccolo avrebbe potuto ricevere il sacramento.

A metà della salita che conduce al santuario, però, la donna prese ad ardere di luce verde e, dopo aver bruciato i legacci che la imprigionavano, spiccò il volo tra lingue di fuoco, gridando “mio figlio al cielo ed io, in eterno, alla terra”.

Da allora, la cima di Anboto si illumina di strani bagliori quando Mari lascia la sua casa di pietra, determinando la fine delle piogge e l’arrivo della bella stagione.

Amo tu brillo,
Reina de Anboto.
Libre
has nacido para ser, n
unca serás para mi.

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