Hain ederra, hain polita da ta

Alla fine è arrivato anche questo momento, mi hai detto, e il viso era scavato e pallido. Così ho pianto, perché ero solo un ragazzo e non potevo capire la morte.

Ho pianto come avevo fatto di nascosto, nel bagno, la prima volta in cui ti ho visto salire le scale con il bastone e le gambe gonfie.

Ho pianto per la vergogna di non saperti dire addio e per la fine della mia adolescenza. Perché a diciott’anni si pensa di avere il diritto di essere felici.

Poi, quando il momento è arrivato davvero, sono rimasto in giardino, sotto il tiglio, a fumare una sigaretta.

A volte mi chiedo cosa diresti di me, guardandomi. Se ti piacerebbe quel che sono diventato. Forse, almeno, sapresti dirmi dove incomincia l’autunno e dove invece finisco io.

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