Bat, bi, hiru

Il boeing plana lentamente in mezzo al nulla, chilometri e chilometri di desolazione e terra bruciata.

Espanolen morroiak ez zarete ongi etorriak hau al da zuen bakea.

L’onda mi travolge all’improvviso, parole taglienti come il filo di una lama. Vacillo per un attimo, stringo forte i pugni, con gli occhi socchiusi. L’Arrano beltza si dimena, battuto dal vento, sopra la porta dell’Urbaltz. Mitarte Kalea. Quella dentro la cornice sei tu.

Aitor lava boccali oltre il bancone del bar. Lunghe cicatrici scure gli attraversano i polsi. Non vuole ricordare o forse, davvero, ha dimenticato. Zer moduz zaude? Ondo. Sorride con gli occhi mentre mi mostra le impalcature. Entro maggio, dice, chissà.

Atzo gaur etabeti, borroka da bide bakarra. La foto è in bianco e nero, l’aria quella solita, da uccellino. Jo ta ke, irabazi arte. Porti i capelli troppo corti, ti fanno sembrare ancora più magra. Almeno così mi pare.

Euskal presoak, Euskal Herrira. Ancora una volta nuvole di fumo nero in Fermin Kalbeton. Dalla finestra, oltre i palazzi, spunta il sorriso di pietra di Kurtze Barri.

Mendian larratean aurkitzen da loretxo bat, aurrean umetxo bat loretxoari begira. Santa Clara riposa, distratta, fra torme di gabbiani urlanti. Ogni due battiti del mio cuore un fascio di luce. Sbuffi di acqua salata mi investono mentre percorro lentamente il Paseo Nuevo in direzione di Gros.

Loreak esan nahi dio – umetxo aska nazazu, jaio naiz libre izateko eta ez loturik egoteko. Solo pochi metri dalla ringhiera agli scogli là sotto.

Umetxoak ikusirik lorea ezin bizirik arantzak kendu nahi dizkio bizi berri bat eman. Debbo inspirare profondamente per tornare a vedere i colori. Forse pioverà per sempre.

Orduan izango bait du indarra eta kemena orduan emango baitu bere fruitua.

Annunci