Volo ergo sum

June dice che quando morirà non vuole essere seppellita. La infastidisce il fatto che sotto terra ci sia buio e umido e odore di chiuso. Quanto a me, non importa quel che sarà del mio corpo dopo che il cuore avrà smesso di battere. Mi sembra stupido. Buttatelo pure nel Naviglio. Tanto nessuno ci farà caso.

Strani giorni. Mi sembra di essere in attesa di qualcosa che non arriva mai. Dalla finestra entrano piccoli batuffoli di neve primaverile. Si posano sui mobili e fanno sembrare tutto più vecchio ed abbandonato. Desidero spasmodicamente. Senza soluzione di continuità. Inezie, briciole, particolari di nessuna importanza. Accanto a chimere, dinamiche di volo ed altre varie ed eventuali.

Non dormo. Ci sono sempre suoni che meritano di essere ascoltati.

Metalli con memoria di forma. Per quanto si tenti di imprimere loro una curvatura, torneranno sempre ad assumere la conformazione originaria. Gli attimi prendono il posto di attimi, i volti il posto di altri volti. Io ricordo. Perché è l’unico modo per non aver vissuto invano.

Sarò vento nel vento. E polvere di stelle.

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14 thoughts on “Volo ergo sum

  1. mi mancavano i tuoi pensieri.
    Resto sempre affascinata da questo tuo modo di comunicare quelli che a me piace definire “pezzetti di anima”.
    Ci sono alcuni passaggi che scavano in profondità.
    Bravo Cigno. Grazie

  2. @ Una: sì. Scavare. In effetti ho davvero toccato il fondo. Ora non mi resta che scavare. E una volta in profondità, per favore, ricopritemi. Il venerdì è un osso molto più duro di me. Sarà una lotta impari;
    @ Trottolina: io non smetto mai di sognare. La vita è un sogno. E i sogni aiutano a vivere. Insomma quella roba lì;
    @Mipa’: a noi il gene dell’irrequietezza l’hanno impiantato a tradimento, vero? Ho risposto al questionario. Grazie dell’invito.

  3. Grazie Calliope. Non mi merito complimenti. Al limite qualche sputo in un occhio. Anche a me piace “polvere di stelle”. Secondo me ogni parola ha una sua musicalità. Ci sono parole che adoro solo per il suono che hanno.

  4. ..E dopo aver portato Truffaut in giro per la solita passeggiatina pre-serale, mi riscopro a passare di qui prima ancora che da me – e non chiedermi il perchè.. –
    (Mi accorgo in fieri dell’orrida rima – involontaria.. -)

    E’ che ci sono alchimie che nascono dal nulla, dinamiche contorte che portano alla coazione a ripetere, forse (e so che non puoi capire..) e gesti, e suoni, e odori che riconosceresti tra mille.

    Mi piace qui.
    Mi piace leggerti – e già mi ripeto.. –
    e allora ‘sto giro mi sa che scavo io,
    cercando di te.
    E di me, anche.
    Di quella me che si perde in te.

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