Credibilità professionale.

Sabato, ore 14.00, al rientro dal lavoro. Un gruppo di ragazzini ed una pattuglia dei carabinieri.

Swann: Mi scusi, cosa succede?

Maresciallo: E lei cu minchia è?

Swann: Abito qui, sono il cugino di quel ragazzo con il berretto rosso…(indica il più paraculo del gruppo)…E’ qualcosa di grave? Sono un avvocato, se ci fosse bisogno… (sorride allusivo)

Appuntato(senza fare una piega): Chisti acca’ stavano fumando alla droga (fa cenno con il capo ad un mozzicone in bella vista sul cofano dell’autocivetta; si tratta chiaramente di una canna)

Swann: "Droga" mi pare un termine eccessivo, l’odore è quello di un normale mozzicone, non vorrà mica farla analizzare, con quello che costa, e poi guardi che bella giornata di sole, sarebbe un peccato perdere due ore in questura per un po’ di tabacco. Ci metterei la mano sul fuoco io…sangue del mio sangue, lo conosco bene… (sorride sempre più allusivo)

Maresciallo(serio): No,macchè…quella proprio droga è, ce l’ha detto lui (indica lo sciagurato cugino).

Swann(balbettando): Prego?

Swann-Cugino: Sai com’è, insistevano per saperlo…

Sabato, ore 16, dopo estenuanti trattative ed un sudatissimo verbale:

Maresciallo (rivolto allo Swann-cugino): Iallora per shtavolta nent’, ma se vi bbecco di nuovo inizio a restringervi la shfera giuriddica a tutti quanti (sic!). E spero che tua madre lo viene a sapere così vi dà un bel calcio in culo a te…e pure all’avvocato.

 

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V’abbiamo purgato ancora.

Vialetto d’ingresso della Swann-casa: 10 x 2 m di bitume bucherellato dal quale affiorano le radici di un vecchio pino marittimo che non vegeta più da qualche anno. Aiuole a profusione e raccattapalle di nazionalità tedesca (nella fattispecie i miei vicini di casa).

Le squadre scendono in campo. Da un lato il "Pervert United": Swann in fashion jeans a vita bassa, maglia giallo canarino "Gruppo alcolico 6" riesumata direttamente dai lontani anni ’90 per l’occasione, Air Max a buchi, capello e tasso alcolico alla George Best – El Burro in abiti All Blacks, pizzetto sbarazzino ed un tamponamento a catena sulla coscienza – Lello in perfetta tenuta V Celere, tatuaggio Maggica Internazionale, mocassino a suola liscia 1950. La porta è un agglomerato di plastica e reti da pesca targato "Chicco" ereditato dal fratello minore del padrone di casa. Dall’altra parte, spalle al cancello in ferro battuto, e pronto a vigilare sull’inviolabilità dello stesso, Ed "Warner" Righetto, nuovo fidanzato tamarro di mia cugina, bicipiti marca "Lou Ferrigno" e baby doll di seta – Vince Nasello, pura ala sinistra alla Gigi Meroni, capello "Cristina D’Avena" e berrettino di lana "Forza Palermo" – il Bel Dottore, 10 kg di brillantina Linetti, Lacoste 1969, dribbling ubriacante e tt parcheggiata a distanza di sicurezza. Insieme formano La Ca’ della Polenta F.C..

Sugli spalti un nutrito gruppo di donne ed ubriaconi di varie razze (perlopiù terroristi e rifugiati politici) incitano le squadre con cori nonché rituali lanci di bottiglie Moretti e monetine (rigorosamente da 2 e 5 eurocent, pezzenti…).

ShinyStat:

– n° 1 aiuola di gladioli arata a colpi di anfibio;

– n° 7 camelie amputate;

– n° 2 vertebre incrinate (le mie);

– n° 1 gomito rotto;

– n° 30 litri di birra consumati nel corso della partita (dagli atleti);

– n° 10 cartellini rossi estratti;

– n° 7 bulbi oculari cavati.

Il risultato finale arride al Pervert United (annullati i gol irregolari della squadra ospite su insindacabile decisione del padrone di casa con la seguente motivazione: "altrimenti vi caccio tutti a calci in culo e dovete andare a bere al bar della stazione") che batte La Ca’ della Polenta F.C. per 7 reti a 6.

E se non vi sta bene la prossima volta andate a mangiare al ristorante.

Non sottovalutare i consigli della mamma ed il potere della preghiera.

Infilo il portone di casa in drammatico ritardo; persevero nelle cattive abitudini.

Mamma: Dovresti portare l’automobile in officina, mi pare che il freno a mano non tenga più tanto bene.

Swann: Seeeeeeee (magari la settimana prossima).

Il canovaccio della serata prevede qualche ora in compagnia di una ragazza carina carina che ho conosciuto all’Università. Ho vent’anni ed una fantastica Alfa33stationwagon colore bordeaux. Autoradio a volume "querela", finestrino (rigorosamente a manovella) spianato, sigaretta all’angolo della bocca: sono la metafora del disagio sociale.

Figa A abita in un paesino delle Prealpi giusto a ridosso del confine svizzero. La strada è tutta un saliscendi in mezzo alla boscaglia. Alla invidiabile velocità di 60 kmh attacco un muro modello "Cuvignone" con la grinta dei miei pony manifattura Arese. Sulla destra uno strapiombo si apre sulla Val Mora rendendo ancor più suggestiva l’arrampicata. Non c’è il guard – rail ed io distolgo lo sguardo; soffro di vertigini. A metà della salita mi si manifesta Sant’Eustorgio, Protettore dei nomi di merda.

S.E.: Figliolo, ignori tu forse che non hai mai chiesto a Figa A di spiegarti la strada per arrivare alla sua magione e non siamo ancora nell’era dei cellulari e del tuttocittà?

Swann: Cazzo…anche tu c’hai ragione. Ed ora che si fa, rabbi?

S.E.: Usa la forza, figlio mio, ed anche quella cabina telefonica che vedi sulla tua destra (improvvisamente sul ciglio della strada si materializza un box della S.I.P.)

Swann: Grazie Padre, da solo non ci sarei mai arrivato.

S.E.: Di nulla, benedetto ragazzo e…un ultima cosa: fatti vedere un po’ più spesso in Chiesa; saran 6 anni dall’ultima volta…

Swann: Seeeeeeee (magari la settimana prossima).

Arresto l’auto al bordo della strada, tiro il freno a mano e scendo per telefonare. Infilo la mano nella tasca per trovare una monetina da 500 lire; ad un tratto alle mie spalle si sente un sospetto clangore (qualcosa tipo sto-toc, per intenderci). Mi volto di scatto: l’Alfa, come mossa da qualche benzina infernale ha preso a muoversi infilando a ritroso il terrificante muro che, dal suo punto di vista, è diventato una lunghissimo trampolino di lancio.

Swann: Cazzo, la macchina…

Gino Bartali: Cazzo, la macchina…

Coro: Cazzoooooo, la maaaaacchinaaaa…

Figa A: Sempre in ritardo quello stronzo.

Pietrificato dal terrore inizio a pensare a tutte le possibili eventualità:

1) l’auto infila il dirupo, si schianta sulle case sottostanti ed uccide una colonia di bambini.

2)l’auto piega verso il bosco, va a sbattere contro un albero ed uccide una colonia di bambini.

3)l’auto continua a muoversi al centro della carreggiata e sperona uno scuolabus, uccidendo una colonia di bambini.

A un tratto mi appare Sant’Eustorgio.

S.E.: Ehm…figliolo, mi duole farti notare che dovresti… MUOVERE IL CULO E CORRERE DIETRO AL TUO VEICOLO!!!

Il consiglio del Venerando Padre mi coglie come una secchiata d’acqua gelida. Inizio a correre per fermare l’auto che ormai ha preso una discreta velocità. Più veloce, più veloce, più veloce…cazzo…scivolo sulla ghiaia che gli svizzeri spargono nottetempo sul sedime stradale per contrastare il fenomeno dell’immigrazione. Sdraiato sull’asfalto, con i Levi’s a brandelli guardo la mia Alfa 33 che se ne va, lanciata come un proiettile a seminare morte e distruzione per il Canton Ticino.

Inerme dinnanzi al montante disastro, mi sgorga dalle labbra un’invocazione alla Vergine Maria (più o meno).

Come domata dalla mano di Dio l’auto piega all’improvviso a 90° scartando il dirupo, scartando lo scuolabus, scartando pure il bosco e si abbatte a tutta forza contro una cappelletta dedicata alla Madonna. L’unica nel raggio di km. La gioventù svizzera è miracolosamente salva.

Mezz’ora dopo

Figa A: Mi fai sempre aspettare…ehi, cosa hai fatto ai calzoni???

Swann: Adesso si usano così, sai che noi italiani siamo fissati con la moda…

Milano – Lecce.

Location: Eurostar, Vagone ristorante.

Protagonisti: Logan, Macaco, Swann, Sellerone, barman.

Ancona, ore 22.30:

Logan: Autista, dacci dell’altra birra.

Barman: Mi dispiace, non ne abbiamo più. Ve la siete scolata tutta.

(terrore)

Macaco: Temo di non comprendere la natura del problema.

Barman: Ci avete finito la birra.

Swann: Allora dacci del vino…

Barman: Mi è rimasta solo qualche bottiglia da 0,50 di Montepulciano.

Sellerone: Ora si ragiona!!!Te le compriamo tutte.

Atomic.

Ieri sera ho bevuto un paio di birre di troppo.

Isabella tornava da Londra, così, dal momento che non la vedevo da gennaio, ho deciso di uscire per salutarla, con l’idea di fare una classica toccata e fuga. Ultimamente persino i momenti di svago mi costano indicibili sforzi.

Poi si è verificata la seguente concatenazione di eventi:

1)Sono privo di forza di volontà (almeno quando si tratta di far bagordi);

2)Il Macaco ha ricevuto una promozione;

3)Serpeggiava un clima da Carnevale di Rio (anche perché nessuno dei presenti aveva preso, per questa mattina, impegni di natura concettuale. Tutti ad eccezione del sottoscritto, naturalmente).

Morale della favola: mi sono lasciato trascinare da un’insensata spirale di alcool e farneticazioni.

Stamattina la sveglia suonava alle sette ricordandomi che razza di coglione sono. Mi sono alzato svogliatamente e, strisciando sul pavimento, ho raggiunto la doccia.

Sono arrivato al lavoro con il dio Vulcano imprigionato nella scatola cranica e ben due ore di ritardo, fingendo di non vedere la pila di pratiche accatastate sulla mia scrivania.

Una nota positiva in questa mattinata c’è: al bar mi hanno servito il cappuccino disegnandomi un cuoricino con la schiuma. Mi sono ricordato di Dublino, delle Guiness con il quadrifoglio tatuato sulla crema.

Magari, se sorrido un po’ di più, riesco a buttarmi giù la cameriera.

 

2/10/2004.

Ogni lunedì pranzo al Bar Magenta.

Al tavolo di fianco siede sempre un ragazzo di qualche anno più vecchio di me. Legge il giornale, con la sigaretta accesa, beve Negroni. Uno dopo l’altro.

Si rivolge a tutti con gentilezza, l’aspetto un poco trasandato di chi ha mancato troppe volte l’appuntamento con il sonno. La sua mano trema nel portare alla bocca la Camel e gli occhi riflettono l’ombra di qualche paura innominabile.

Resta lì, semplicemente, e dopo un po’ lo sguardo si appanna. Nessuno lo disturba, i camerieri lo lasciano dormire, in esecuzione di qualche contratto segreto. Io vorrei domandargli, svegliarlo, sapere.

Poi penso che non gli piacerebbe. Bevo in fretta il caffè, esco di corsa. Di nuovo in ritardo, mi immergo nel sole, nell’aria, nel traffico e di lui resta solo un ricordo.

Fino alla prossima settimana.