Anche gli angeli…

 Swann: Beh, in definitiva devi darne atto: anche quest’anno hai sprecato il tuo denaro per acquistare quello stupido abbonamento.

Gabri: Ormai ne sono certo, Dio è rossonero.

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A volte ritornano

June: Pronto? No, fortunatamente non sono io. Attenda. (Porgendo la cornetta) Dice che è LAVIDEOTECA, ma cosa vogliono a quest’ora?

Swann: Eh?Ehm…(Nello scantinato buio del cervello fantasmi premono per tornare alla luce)non so, non è che tu hai preso qualche videocassetta ultimamente…

June: Ma sei scemo? Io torno dalla Perelli tutte le sere alle 22 e quando arrivo a casa non ho nemmeno la forza di fare le scale.

Swann: Ah,ecco…Vabbè, sentiamo un po’ che vogliono (fronte imperlata di sudore, prende la cornetta). Sì, pronto. Ma certo! Buonasera. Di cosa aveva bisogno?

LAVIDEOTECA: C’è fuori un film…

Swann: (La mano sinistra ha un lieve fremito) Prego? Come dice?

LAVIDEOTECA: Lei ha qualcosa che ci appartiene.

Swann: (l’aneurisma in prossimità della tempia sinistra inizia a pulsare, sguardi da animale braccato, tono finto – baldanzoso) Ah, non è possibile!!! Non passerò da Voi da almeno un paio d’anni.

LAVIDEOTECA: Due anni e mezzo, per la precisione.

Swann: (un lampo illumina le pareti della scatola cranica, sotto il mobiletto del televisore, a sostituire uno dei piedini mancanti, il dvd di Animal House) Eh eh…in effetti…ora che ci penso…forse…Ehm. A quanto ammonterebbe il ritardo?

LAVIDEOTECA: Sono 2.600 Euro. Poi ci sarebbero gli interessi di mora.

Swann: (Pallore spettrale, vacilla) Eh già, gli interessi…senta, può attendere un attimo in linea?Così controllo meglio. (A June, coprendo il microfono con la mano) Senti parlaci tu. Io scendo un attimo di sotto. Ho lasciato le sigarette in auto.

June: Ma sei hai smesso da 4 anni???

Swann: Appunto. Improvvisamente mi è scattato un meccanismo, non so, e poi con tutta la merda che respiriamo non sarà mica una Marlboro… vabbè, io vado. Senti un po’ che vogliono (cenno del capo in direzione del telefono).

Imbocca la porta del trilocale, giù dalle scale di corsa, giusto il tempo di prendere la giacca ché, si sa, di questi tempi ci si può prendere un malanno.

L’alba vista dall’ala di un quadrimotore ha il sapore dolce della libertà. Terra ed aria si mescolano nel punto in cui  il blu dell’Oceano abbraccia l’azzurro del cielo limpido di febbraio. "Il Comandante è lieto di darvi il benvenuto, la temperatura al suolo è di -3 gradi centigradi. Le condizioni meterologiche sono buone. L’atterraggio presso l’aereoporto civile di San Paolo è previsto per le ore 21. Buon viaggio e buona permanenza a bordo". Ho sempre sognato di vedere il Brasile.

Il vero Cigno era quello di Utrecht

Quando mi sono innamorato del Milan avevo 4 anni. Mi ricordo, come se fosse ieri, l’album della Panini con le facce un po’ proletarie dei calciatori di allora: Hateley, Wilkins, Tassotti, Virdis, un Franco Baresi ancora giovincello, il primo Maldini, un Daniele Massaro in erba. Da allora, per anni, le domeniche hanno avuto il sapore di lunghi pomeriggi trascorsi dalla nonna, io e il Cugino, sdraiati sul tappeto, a sorbirci le telecronache dal vecchio televisore in bianco e nero del salotto, assieme a quell’odore di antico che, ancor oggi, respirato in qualche angolo di vecchia casa mi fa tornare più giovane di vent’anni. Interi campionati giocati contro la recinzione, con il Super – Tele che non andava mai dove volevi calciarlo, le botte all’Oratorio, il Mundialito, le Big Babol, Graziani, Rossi, Antognoni, Platini, Rummenigge. Nomi che oggi trovi nelle antologie del calcio e che tu da bambino odiavi perché stavano sempre dalla parte sbagliata del campo. Poi è venuta l’Era del Presidente.

CheprimaerailPresidenteebastaepoièdiventatoCavaliereepoidinuovoilPresidentemadelConsiglio

echeforseinfindeicontierapropriomegliocherimanesseilPresidenteestop.

 Del Mio Milan. Insomma venne il Presidente e si portò Colombo, Donadoni, Albertini, Costacurta. E poi si "comprò" Arrigo Sacchi. E con Arrigo l’Emiliano arrivarono Gullit, Van Basten e poi Rijkaard. Io Van Basten me lo ricordo come fosse ieri: l’eleganza nei movimenti, la tecnica, il portamento, la timidezza e l’accento di uno che l’italiano lo parlerà sempre un po’ così. Un tant al tocc’, come diciamo a Milano. L’infortunio, la convalescenza, e di nuovo la caviglia. Ma prima la finale con la Steaua di Bucarest, quando il calcio dell’est non soffriva ancora di Sindrome da Caduta del Muro, e poi Atene, smpre con il babbo che fumava la pipa e gridava ad ogni pallone che transitasse a non più di tre metri dalla porta. San Siro che non era più San Siro, l’abbonamento, la curva, i cori, la Fossa, le Brigate, i megafoni, i tamburi, i fumogeni, le cariche, la polizia. Fabio Capello, le partite guardate assieme allo zio Pino, con il profumo d’estate che entrava dalle finestre. Papin, Simone, Savicevic, Boban, Lentini, Desailly, Weah. La Champions League, la musichina del cazzo che ti fa venire i brividi lungo la colonna vertebrale, i miniabbonamenti, le partite con Andrea e Marco, Milan – Ajax videoregistrata e rivista alle 2 del mattino dopo un’intera nottata trascorsa ad evitare di incappare accidentalmente in qualcuno che ti spiattellasse il risultato della partita, le Finali vinte e perse, i sorrisi e le lacrime. Shevchenko, Inzaghi, Gattuso, Pirlo, Nesta, di nuovo l’Intramontabile Maldini.Tanti nomi, qualche Amore, qualche Dolore piccolo piccolo, qualcuno invece un po’ più grande, la scuola, gli amici, l’Università, la laurea, il lavoro. Troppi anni, molta vita. Mio padre è solo un po’ più piccolo e grigio ed ho un fratello in più. Il tuffo al cuore quando l’arbitro fischia il calcio d’inizio è rimasto quello.

American Gigolò

 

In occasione dell’aborrita festività di San Valentino, la mia palestra ha deciso di organizzare una versione molto più provinciale e pecoreccia del celeberrimo “Gioco delle coppie”. Allo scopo di favorire la fornicazione selvaggia ed indiscriminata nei locali sauna / bagno turco, l’Istituzione ha distribuito a ciascun utente una pregevole card inneggiante al Santo protettore (mai termine fu più appropriato) dei fiorài, nonché del marchio Perugina. Su ciascuna tesserina è stampigliato un numero, a ciascun numero sono associati due sventurati: un uomo ed una donna. Nella hall antistante la sala attrezzi, in posizione antiprivacy è stato collocato apposito cartellone 3 m x 3 m di colore rosa, tutto tempestato di cuori e brillantini, in perfetto stile Vanna Marchi. In pratica funziona così: ogni ometto affigge al Lavagnone, a mezzo di miserabili post-it giallo fluo, un messaggio personale, specificando, in bella evidenza, il proprio numerino valentino e, possibilmente, peso netto, tare, ereditarie e non, altezza al garrese. Tutto ciò schivando sorrisini ed ammiccamenti vari dei machos abbarbicati sulle bici da spinning, giusto dirimpetto alla Tabella dell’Amore. La donnina cui corrisponde la combinazione dovrebbe, secondo l’infernale meccanismo concepito dal Grande Occhio del Fitness, rispondere ai bramiti d’amore dell’esemplare maschio non prima di aver accuratamente verificato che lo stesso regga almeno quattro serie di addominali e venti minuti di tappetino. Lo scambio e-pistolare (“Ciao, sono la 491, mi trovi in palestra lunedì, martedì, venerdì. Una settimana sì ed una no ché c’ho il turno in fonderia. Mi riconosci dal Tribale sul culo”) costituisce, teoricamente, il necessario preludio al successivo incontro ed eventuale pucciata di e-pistolino. Alle prime venti coppie che si presentano alla reception, test di gravidanza alla mano, la palestra Do Nascimento garantisce un doppio abbonamento semestrale gratuito ed una maglietta omaggio “I belong to Jesus” by Lino Toffolo. Data la ghiotta opportunità, non ho potuto esimermi dal redigere il mio personalissimo annuncio. Suonava più o meno così: AAA cercasi 491 disperatamente.  Mi rendo conto che sei mesi di attività fisica sono un consistente lasso di tempo, se proprio non hai voglia di impegnarti mi accontento di un fugace pompino in sala relax”. Ad oggi non è pervenuta risposta. Forse perché ho usato la parola “lasso”. Avrà pensato che sono uno che se la tira.